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(1)

 Quando Vecchia sarete, la sera, alla candela,

seduta presso il fuoco, dipanando e filando,

ricanterete le mie poesie, meravigliando:

Ronsard mi celebrava al tempo ch’ero bella.

 

Serva allor non avrete ch’ascolti tal novella,

vinta dalla fatica già mezzo sonnecchiando,

ch’al suono del mio nome non apra gli occhi alquanto,

e lodi il vostro nome ch’ebbe sì buona stella.

 

Io sarò sotto terra, spirto tra ignudi spirti,

prenderò il mio riposo sotto l’ombre dei mirti.

Voi presso il focolare una vecchia incurvata,

 

l’amor mio e ‘l fiero sprezzo vostro rimpiangerete,

Vivete, date ascolto, diman non attendete:

cogliete fin da oggi le rose della vita.

 

(“Sonnets pour Helène” Pierre de Ronsard,  1524-1585)

 

o anche

 

Quando sarai vecchia e grigia e di sonno onusta,

e sonnecchierai vicino al fuoco, prendi questo libro

e lenta leggi, e sogna il dolce sguardo

che avevano un tempo i tuoi occhi, e la loro ombra profonda.

 

In molti amarono i tuoi attimi di felice grazia

e amarono la tua bellezza con amore falso o vero,

ma un uomo solo amò la tua anima pellegrina,

e amo le pene del viso tuo che incessante mutava.

 

Piegati ora accanto all’ardente griglia del camino

e sussurra, con qualche tristezza, come l’amore scomparve,

e vagò alto sopra le montagne,

e nascose il suo viso in uno sciame di stelle.

 

(“Quando sarai vecchia” William Butler Yeats, 1865-1939)

 

 

 

(2)

 Come le foglie che fa germogliare la stagione di primavera

ricca di fiori, appena cominciano a crescere ai raggi del sole,

noi, simili ad esse, per un tempo brevissimo godiamo

i fiori della giovinezza, né il bene né il male conoscendo

dagli dèi. Oscure sono già vicine le Kere,

l'una avendo il termine della penosa vecchiaia,

l'altra della morte. Breve vita ha il frutto

della giovinezza, come la luce del sole che si irradia sulla terra.

E quando questa stagione è trascorsa,

subito allora è meglio la morte che vivere.

Molti mali giungono nell'animo: a volte, il patrimonio

si consuma, e seguono i dolorosi effetti della povertà;

sente un altro la mancanza di figli,

e con questo rimpianto scende all'Ade sotterra;

un altro ha una malattia che spezza l'animo. Non v'è

un uomo al quale Zeus non dia molti mali.

 

(“Come le foglie”, Mimnermo Colofonio, VII-VI secolo a.C.)

 

o anche

 

Si sta come

d'autunno

sugli alberi

le foglie

 

(“Soldati”, Giuseppe Ungaretti, 1888-1970)

 

 

(3)

 

(“Resurrezione”  polittico del duomo di San Sepolcro,

Niccolò di Segna, notizie dal 1331 al 1345)

 

 

o anche

 

(“Resurrezione”, Pinacoteca di Borgo Sansepolcro,

Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416 – 1492)

 

e anche 4,5,6,7… eccetera eccetera eccetera...

 

conclusione:

 

copiare dalle opere dei piccoli è da manigoldi

ma copiare dalle opere dei grandi è un esercizio di stile

 

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