poesia magica

 

Di quante delle seguenti magiche poesie conosci gli autori ?

(In fondo alla pagina: le risposte.)

 

1)

Oggi, mattino di Pasqua,

una bufera improvvisa è passata sull'isola.

Tra le siepi già verdi c'è neve.

Mio figlio mi ha condotto per mano verso il muro della casa.

Senza parlare abbiamo messo un telo sull'albero che raggelava.

Sopra il Sund pendono nuvole cariche di pioggia.

I peri hanno foglie verdi non ancora fiori.

I ciliegi hanno fiori, non ancora foglie.

Sulle acque increspate del Sund

veleggia una piccola barca dalla vela rammendata.

Al pigolio dei tordi si unisce il tuono lontano

delle esercitazioni di guerra del Terzo Reich.

In queste notti di primavera

dai salici lungo il Sund

chiama spesso la civetta.

Secondo la superstizione informa gli uomini

che non vivranno a lungo.

A me che so di aver detto la verità su chi comanda

l'uccello del malaugurio

non c'è bisogno che m'informi.

 

 

 

2)

A me nel gelo un tempo

pareva mirabile vivere

e il freddo a me giungeva vivace

e gustavo l'amaro

ed era come fossi io sempre signore della scelta

anche se il buio m'invitava al suo tavolo.

Serenità da fredda fonte attinsi

e il nulla dette questa ampia arena.

Rara si è scissa dolce chiarità

da naturale tenebra.

A lungo?

No, appena.

Ma io, morte, ero veloce,

vinsi.

 

 

 

3)

Davvero vivo in tempi bui,

quando la parola innocente è stolta

e una fronte distesa vuol dire insensibilità.

Quali tempi sono questi

quando discorrere di alberi è quasi un delitto

perché su troppe stragi comporta silenzio?

E l'uomo che ora attraversa la strada

mai più potranno rivederlo gli amici?

E' vero: ancora mi guadagno da vivere.

Ma è un caso.

Nulla di quel che faccio mi autorizza a sfamarmi.

Basta che il vento giri e sono perduto.

"Mangia e bevi -dicono- e sii contento di averne."

Ma come posso mangiare e bere

se quel che mangio manca a chi ha fame?

e a chi ha sete tolgo il mio bicchiere?

Eppure mangio e bevo.

E vorrei anche essere saggio.

Nei libri antichi è scritto:

lascia le contese del mondo,

trascorri questo breve tempo senza paura,

spogliati della violenza e rendi bene per male.

Questo, dicono, è la saggezza.

Tutto questo per me oggi è impossibile.

Davvero vivo in tempi bui.

Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava.

Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,

e mi ribellai insieme a loro.

Il mio pane lo mangiai nelle battaglie.

E per dormire mi stesi accanto agli assassini.

Così passò il tempo che m'era stato dato sulla terra.

Voi che riuscirete a salvarvi

dai gorghi dove noi fummo travolti

pensate,

quando parlerete delle nostre debolezze,

ai tempi bui cui siete scampati.

Noi cambiammo più spesso paese che scarpe.

Andammo, disperati, in mezzo alle guerre

quando regnava solo ingiustizia.

Eppure lo sappiamo:

anche l'ira contro l'ingiustizia fa roca la voce,

anche l'odio contro la bassezza stravolge il viso.

Noi che volevamo apprestare il terreno alla gentilezza

non potemmo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l'ora

che l'uomo all'uomo finalmente sia un aiuto,

pensate a noi con indulgenza.

 

 

 

4)

Viene la primavera.

I venti miti vanno liberando gli scogli dalle gelate d'inverno.

La nebbia fascia le strade, i pioppi, i cascinali.

I popoli del nord aspettano.

Stringendo a sé i figli le madri scrutano il cielo.

Non molto tempo fa, una notte, ho fatto un brutto sogno.

Sognavo che ero in una città

e m'accorgevo che le insegne erano in lingua tedesca.

Molle di sudore mi sono svegliato.

Con sollievo ho veduto il pino di fronte alla casa.

Ero ancora in paese straniero.

Davanti alla parete imbiancata c'è la cassetta dei manoscritti.

Il dipinto cinese dell'Uomo Che Dubita è appeso lì sopra.

E accanto alla branda sta la piccola radio a sei valvole.

Di prima mattina ascolto i notiziari di guerra dei miei nemici.

In fuga davanti alla gente del mio paese sono in Finlandia.

Amici che ieri non conoscevo

hanno messo qualche letto in camere pulite.

Sento i notiziari di vittoria delle canaglie.

Incuriosito considero la carta del mondo.

Lassù in Lapponia

verso il Mare Glaciale Artico

vedo ancora una piccola porta.

 

 

 

5)

Noi adesso siamo profughi in Finlandia.

La mia figlioletta viene a casa la sera imprecando.

Nessun bambino vuole giocare con lei.

E' tedesca.

E proviene da un popolo di ladroni.

Quando in una discussione alzo la voce vengo zittito.

Qui non si gradisce che alzi la voce

qualcuno che proviene da un popolo di ladroni.

Se ricordo alla mia figlioletta

che i tedeschi sono un popolo di ladroni,

ridiamo insieme

e lei è tutta contenta.

A me che vengo da una famiglia di contadini

ripugna vedere buttare via il pane.

Si capisce come io odi la guerra.

Con una bottiglia di vino sul tavolo,

la nostra amica finlandese ci descriveva

come la guerra avesse devastato il giardino di ciliegi.

Il vino che beviamo, diceva, viene da lì.

Vuotammo i bicchieri

in ricordo del giardino massacrato

brindando alla ragione.

Questo è l'anno di cui si parlerà.

Questo è l'anno di cui si tacerà.

I vecchi vedono morire i giovani.

I folli vedono morire i saggi.

La terra non regge più

ma ingoia.

Dal cielo non cade pioggia

ma ferro.

 

 

 

6)

Poiché il messaggio s'imbatté in un folletto,

poiché i precedenti fecero lo sgambetto alle attese,

poiché la tua Londra era ancora un caleidoscopio

di nomi e luoghi che ogni scossa poteva rimescolare,

aspettasti e ti sbagliavi:

la corriera del nord arrivò,

si svuotò

e io non c'ero.

Avesti un bell'insistere e implorare l'autista

con probabili lacrime di farmi saltar fuori

o ricordarsi d'avermi visto mancare d'un soffio la partenza.

Non c'ero.

Le otto di sera,

ero disperso in qualche punto dell'Inghilterra.

Tenesti a freno la tua fiduciosa ispirazione

e non ti buttasti nel traffico vorticoso

attorno alla Victoria Station con la certezza assoluta

di incrociarmi dove dovevo essere, in strada.

Io non c'ero in strada né lì né altrove.

Ero seduto placido al mio posto

sul treno che dondolava verso King's Cross.

Qualcuno più calmo di te ebbe un suggerimento.

E fu così che quando scesi dal treno

pensando di trovarti in qualche punto all'inizio del binario

vidi quel maroso e quell'agitazione,

una figura che fendeva di petto

la corrente dei passeggeri liberati.

Poi il tuo viso liquefatto,

gli occhi liquefatti

e le tue esclamazioni, le braccia agitate,

le lacrime sparse come se fossi ritornato dai morti

contro ogni possibilità,

contro ogni negazione,

salvo la tua preghiera ai tuoi dèi.

Là capii cosa significa essere un miracolo.

E dietro di te il tuo allegro tassista

che rideva come un piccolo dio

nel vedere un'americana fare tanto l'americana,

nel vedere la tua folle corsa di bighe,

i tuoi singhiozzi, gli incitamenti, le suppliche

di far accadere ciò che avevi bisogno accadesse

così completamente vittoriosa, grazie a lui.

Be', fu una combinazione straordinaria

che il mio treno non arrivasse prima, molto prima,

che entrasse in stazione in ritardo,

nel momento esatto in cui tu irrompevi sul marciapiede,

fu naturale e miracoloso

e fu un presagio che confermava

tutto quanto volevi confermato.

E la tua immensa disperazione,

la corsa nel panico per Londra

e ora il tuo trionfo mi piovvero addosso

come un amore ingrandito quarantanove volte,

come il primo fragoroso rovescio che sommerge

la siccità d'agosto

quando l'intera terra spaccata sembra sussultare

e ogni foglia trema

e ogni cosa leva le braccia al cielo piangendo.

 

 

 

7)

Sto in ascolto

come al suono di voci lontane

ma non c’è d’intorno nulla, nessuno

e voi deponete il suo corpo

in questa nera, buona terra

né granito, né salici

faranno ombra alle sue ceneri lievi

soltanto i venti marini del golfo

giungeranno volando per piangerlo

 

 

 

8)

Si diventa bestie.

E' colpa dell'aria piena di ferro.

Eppure il cuore talvolta ha ancora una sensibilità lirica.

Un elmo d'acciaio nel chiarore del sole al mattino.

Un fringuello canta.

L'elmo arrugginisce.

Quanto costerà mai in patria una stanza con letto e acqua calda?

Potessimo solo liberarci di questa stanchezza.

Ci sorreggono invece gambe pesanti.

Domani prenderemo il bosco.

Ma la vita qui non è che morte.

Persino le stelle sono straniere e fredde.

E le case costruite così, come per caso.

Solo di quando in quando vedi un bambino.

Ha una pelle meravigliosa.

 

 

 

9)

Carica di pere gialle

coperta di rose selvatiche

la terra si specchia nel lago.

Dolci cigni ubriachi di baci

tuffate il capo

nell'acqua sacra, sobria.

Dove potrò mai trovare

i fiori nell'inverno?

Dove la luce del sole

e l'ombra della terra?

Pareti di gelo si ergono mute e fredde.

Nel lago tintinnano bandierine di ghiaccio.

 

 

 

10)

era come una chiesa per me

ci entravo in punta dei piedi

respiro trattenuto

come un berretto in mano

c’era molta quiete

qualunque Dio ci fosse

si faceva sentire, non ascoltare

in colori nitidi

che facevano inumidire gli occhi

nel movimento del vento sull’erba

nessuna preghiera veniva detta

ma la calma delle passioni del cuore

era una lode sufficiente

e la mente cedeva il suo regno

e procedevo semplice e povero

mentre l’aria sbriciolava

e si rompeva su di me

generosa come pane

 

 

 

11)

Pari agli dei mi sembra

quell'uomo: innanzi a te

siede e tanto vicino sente la tua voce

dolce,

il desiato riso,

oh, a me il cuore batte forte e si spaura.

Ti scorgo un attimo e non ho

più voce;

la lingua è rotta; un brivido

di fuoco è nelle carni

sottile; agli occhi il buio; rombano

gli orecchi.

Cola sudore, un tremito

mi preda. Più verde dell'erba

sono, e la morte così poco lungi

mi sembra.

 

 

 

12)

Tu il mare, la terra, gli innumerevoli granchi

di sabbia misuravi, Archinta, e ora

solo l’obolo di un pugno

di polvere ti copre sul lido matino, né può giovarti

l’aver scrutato lo spazio e indagato l’arco del cielo.

Senza fine sarà la tua notte

ed è strada che si deve percorrere.

In pasto a Marte alcuni sono offerti dalle Furie

e di naviganti il mare è avido.

Tu, navigante, con crudeltà non rifiutare

di spargere sul mio capo insepolto, sulle ossa

un’ombra di terra.

L’indugio è breve:

sparsi tre pugni potrai riprendere il tuo mare.

 

 

 

13)

Calda pioggia estiva,

una goccia pesante cade,

tutta la foglia trema,

così trema ogni volta il mio cuore

quando vi cade sopra il tuo nome

 

 

 

14)

la forza che urgendo nel verde calamo

guida il fiore

guida la mia verde età

quell'impeto che sconquassa le radici degli alberi

è per me distruzione

e muto non so dire alla rosa avvizzita

che questa febbre invernale piega anche la mia giovinezza

la forza che guida l'acqua tra le rocce

guida il mio rosso sangue

quella stessa che asciuga le sorgenti che gridano

le mie raggruma

e sono muto a gridare alle mie vene

che a quell'alpestre polla succhia la stessa bocca

la mano che mulina l'acqua dentro la pozza

sommuove il fondo limo

quella che lega i venti

ora il sudario della mia vela spinge

e sono muto a dire all'impiccato

quant'è della mia argilla in chi lo impicca

le labbra del tempo lambiscono dove la fonte fa vena

goccia l'amore

e il sangue che cade in lei

addolcirà le pene

sono muto a dire al soffio che si leva

che il paradiso è scandito dal tempo intorno alle stelle

 

 

 

15)

Sul molo il vento soffia forte

gli occhi hanno un calmo spettacolo di luce

va una vela piegata

e nel silenzio la guida un uomo quasi orizzontale

silenzioso vola

dalla testa di un ragazzo un berretto

e tocca il mare

come un pallone il cielo

fiamma resta

entro il freddo spettacolo di luce

la sua testa arruffata

 

 

 

16)

Scende il crepuscolo.

Poco fa è caduta un po' di pioggia.

Si apre un cassetto e dentro si trova la foto di un uomo

e ci si rende conto che ha solo due anni di vita.

Lui questo non lo sa, è chiaro,

è per questo che posa sorridente davanti all'obiettivo.

Come può sapere cosa sta mettendo radici sulla sua testa?

Se si guarda verso destra tra i rami e i tronchi,

si intravedono macchie rossastre di chiarore residuo.

Non ci sono ombre né chiaroscuri.

L'aria è umida e calma…

Lui continua a posare sorridente.

Rimetto la foto a posto con le altre

e concentro invece l'attenzione

sul chiarore residuo lungo i monti lontani,

che si posa dorato sulle rose del giardino.

Poi non posso fare a meno di lanciare un'altra occhiata alla foto:

il suo ammiccare, il gran sorriso,

l'inclinazione spavalda della sigaretta.

 

 

 

17)

un giorno così bello

la nebbia s'è alzata presto

e ho lavorato in giardino

i colibrì si fermavano sui fiori di caprifoglio

non c'era cosa al mondo che volessi possedere

non conoscevo nessuno degno di essere invidiato

qualunque torto avessi subito

l'ho dimenticato

pensare che una volta era lo stesso

non m'imbarazzava

nel corpo non sentivo alcun dolore

quando raddrizzavo la schiena

vedevo il mare azzurro e le vele

 

 

 

18)

Sulla via assolata

dentro al tronco cavo

che da lungo tempo serve a bere

(così ricurvo forma uno specchio d'acqua)

calmo la mia sete;

raccolgo sul cavo della mano

l'acqua limpida, il suo fluire.

Bere è un atto che tradisce,

un gesto in cui indugio,

porta un'acqua chiara alla coscienza:

così potrei riposarmi

se tu fossi qui,

poserei piano la mia mano

sulla fresca curva  della tua spalla

e appena sul tuo seno.

 

 

 

19)

Ho sceso dandoti il braccio,

almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

 

 

20)

Tu non m'abbandonare mia tristezza    

sulla strada

che urta il vento forano

co' suoi vortici caldi, e spare; cara

tristezza al soffio che si estenua: e a questo,

sospinta sulla rada

dove l'ultime voci il giorno esala

viaggia una nebbia, alta si flette un'ala

di cormorano.

 

 

RISPOSTE

 

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